Tutto finisce

Sono in fiamme, riscaldati in questa notte

Petali rossi al posto del sangue

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anormalguywithabnormalmind:

“Non sai,quante volte mi definisco un “difetto”, non lo sai, quante volte vorrei sentirmi dire che sbaglio. Essere sfiorato di proposito,e sentire caldo. Non lo sai,vero? Che ogni piccola cosa per me è importante.”

Eugenio Montale (via anormalguywithabnormalmind)

riti-del-tardo-pomeriggio:

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L'angoscia che non tace.

ilversodeltempo:

“Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo. Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso. Ma non ti cerco. Non ti scrivo neppure ciao. Non so come stai. E mi manca saperlo. Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato? Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato? Mi piacerebbe riuscire a cercarti. Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano. E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno, che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. Ed io ti penso ma non ti cerco.”

— Charles Bukowski (via septeline)

ipusheveryoneaway:

“Voglio dire che so come ci si sente quando il mondo ti crolla addosso e hai bisogno di qualcosa a cui aggrapparti. Lo so.”

— Grey’s Anatomy

Documentare il dolore

È vero che sorrido sempre molto, ma l’anno passato è stato davvero un brutto periodo poiché nulla combaciava con l’idea che avevo di me stessa e con le proiezioni disegnate per il mio futuro fino ad allora. Credevo che non avrei mai più potuto continuare, pensavo di essere arrivata al mio punto. È stato quando ho notato che perdevo tanto tempo a piangere che ho deciso di fotografare ogni momento che sprecavo a non fare qualcosa di concreto per cambiare direzione. Ho iniziato a documentare il dolore, ed ho realmente capito che questo era inevitabilmente necessario: dal dolore nasce la felicità.

Queste foto e altre sono riposte in una cartella per ricordarmi che dopo la pioggia c’è un arcobaleno.

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Casa infestata

Tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita un film horror che ci ha fatti sobbalzare per qualche secondo per poi ricomporci. Gridiamo contro i protagonisti nella speranza che ci possano sentire e cambiare il loro destino. Vivo nella paura. Non so da quanto tempo, all’inizio erano solo piccoli momenti ma con il tempo è cresciuto il fantasma: la mia debolezza lo rendeva più forte. Guardami: sono una casa infestata. Quando ti parlo dei fantasmi che ho nel mio corpo, del cimitero che vive nella mia stanza e ti dico che l’inquietudine è uno scivolo ruvido di cui non si vede la fine. Avresti dovuto capito in quel momento, la mia ansia distorce la realtà, i miei occhi non rispecchiano più l’autunno ma il freddo inverno che incombe. Non riesco più a vedere nulla di positivo, se mi guardo attorno sono circondata da scheletri viventi e il solo pensiero che un giorno tutte le persone che amo saranno polvere mi incupisce, rimango paralizzata nel letto. Un letto che non è più mio, un letto portatore di addii, proprio come quando lui mi ha detto “non ti amo più”, è stato in quel momento che ho sentito il mio cuore spezzarsi. I giorni passano troppo lentamente, la luce del sole mi brucia coìme farebbe a un vampiro ed è in quei momenti che mi domando quanto io possa essere normale, umana. Apro a tutti voi il teatro del mio cuore sbriciolato, danza mentre le lacrime fungono da pioggia, quasi una scena romantica. Mi domando se sono viva, ma poi arriva la notte e con lei anche il fantasma dell’insonnia, vuole fare l’amore con me, ma questa parola è priva di seignificato. E’ vuota come il cuore. Mi dirigo in cucina ma una voce dentro la mia testa mi prende a schiaffi, non devo mangiare. E allora cammino in mezzo alle stanze vuote ma c’è troppo chiasso, non mi reggo in piedi. Mi copro le orecchie cado a terra, piango. Finirà anche questo. 

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sono solo un ammasso di confusione

ti ho dato così tante possibilità, potevi rimediare in ogni momento, potevi semplicemente continuare a credere in me, nonostante tutto. mi hai solo buttato frecce addosso e accoltellato come solo un padre può fare, perché? perché non mi ami? perché mi uccidi ogni giorno? cosa c’è in me che non va?